07/04/2008

Ciò che importa

Ciò che importa è l’intensità. Ma l’intensità non è niente se manca il significato.

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30/03/2008

Roma e Italia

Roma è stata un bene o un male per l’Italia ? A questa domanda retorica difficilmente si può rispondere. Talmente nel corso dei secoli Roma e Italia sono state così indissolubilmente legate.

Basta osservare che il concetto stesso di « Italia » nasce nell’ambito della storia romana da una contrapposizione momentanea tra Roma e gli alleati italici (che si definiscono in modo unitario come « Italia »).

Gli « italiani » alleati di Roma rivendicano gli stessi diritti dei Romani (guerra sociale). Si tratta quindi di una richiesta di integrazione.
Una volta accettate le rivendicazioni — dopo la disfatta militare degli « italiani » — l’Italia diventa una espansione fisica di Roma.
E Roma inaugura in tal modo una gestione del suo potere che gli permetterà in seguito di integrare mirabilmente nel suo « sistema » popoli, culture, religioni di diversa estrazione.
In quel sistema, fino alla caduta di Roma, l’Italia rimarrà sempre il cuore.

Nei secoli che seguono il crollo di Roma, l’Italia diventa un’« espressione geografica » e non più politica. Ma il ricordo di Roma — che è insieme un’idea, un modello, una disciplina — continua a plasmare il pensiero e l’azione politica e culturale dell’Occidente e dell’Italia in particolar modo.

Venezia, nata da profughi romani, è un proseguimento marinaro dell’impero romano. La Roma cristiana potrebbe definirsi, peraltro, come una continuazione spirituale dell’universalismo romano.

Più in là poi, Roma antica con la sua arte e la sua lingua, le sue leggi e il suo esempio — commistione di virtù ed energia — si ritrova di nuovo al centro del rinnovo rinascimentale. Il Rinascimento, un vero e proprio impero romano immateriale.

L’unificazione italiana, il Risorgimento — lo stesso nome esprime già tutto — associa sin dall’inizio l’Italia a Roma. Roma diventerà capitale del nuovo regno e l’espansione coloniale si attuerà permanentemente sotto le insegne ideali della « gloria di Roma ». Il Fascismo, attraverso i suoi fasti, la sua teatralità architettonica e il suo « totalitarismo » sociale intendeva fondere in una sola entità italianità e romanità.

Più recentemente, le autostrade italiane del novecento, paragonate alla rete viaria di Roma antica, la firma a Roma (1957) del Trattato che ha istituito la Comunità europea, gli stessi « peplum » del cinema italiano degli anni ’50 e ’60 del secolo scorso, la tentazione, sempre ricorrente, di un’« ambizione mediterranea » sono esempi che dimostrano quanto il « concetto » di Roma sia sempre vivace, duraturo nelle azioni e nell’immaginario dell’Italia contemporanea.

E persino in versione « negativa ». Bossi, quando parla dell’Italia del Nord celtica per giustificare la sua richiesta di autonomia/secessione fa un vero e proprio salto indietro nel tempo fino all’Italia preromana.

E’ un dato di fatto che l’Italia senza « Roma » diventa un’entità non soltanto minore ma anche senza spinta ideale — una provinciuola.

E’ proprio l’« idea » di Roma che ha sempre obbligato e continua ad obbligare tuttora gli italiani a « concepire » e a modellare la realtà in base a criteri di costruzione « globale ».

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09/03/2008

La libertà è una piccola barca

La libertà non si può definire in assoluto. E’ sempre condizionata dall’« hic et nunc ».

Una scelta che sembra libera contiene già in sé (« in nuce » si potrebbe dire) gli ostacoli o barriere future.

Altre scelte, altri limiti.

La libertà è una piccola barca che naviga sul mare mosso dei condizionamenti e delle necessità.

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01/03/2008

Paese delle origini

Secondo il mio caro amico Pasquale M. i movimenti migratori non sarebbero altro che un ritorno al paese delle origini.

L’affermazione sembra alquanto paradossale e gratuita ma ci potrebbe invece essere un certo filo di verità.

Chi sa se non conserviamo in qualche posto del nostro essere una memoria istintiva di un posto primordiale che aveva impresso i nostri antenati ?

15:29 Écrit par Hermes007 dans Général | Lien permanent | Commentaires (0) |  Facebook |

23/02/2008

Le arterie

Si stava festeggiando quella sera un parente che si era diplomato da geometra.

Ad un tratto, il nonno già ottantenne si alzò e dirigendosi tra la gente che stava ballando esclamò : « mamma ma che ci fai tu qua ? »

Io ero ragazzo. La scena si svolgeva d’estate in Sicilia, un’orchestrina stava suonando « la fisarmonica » di Gianni Morandi.

Il nonno fu riportato a sedere. Le arterie. Proprio così la famiglia diceva.

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18/02/2008

Guerre strane

Le guerre italiane sono strane. Mio padre, i miei zii, un cugino di mio padre hanno combattuto durante la seconda guerra mondiale sui teatri di operazioni più vari : in Africa orientale e settentrionale, in Russia, nei Balcani. Ai lati della Germania.

Ma, oltre che in Kenya, Algeria, Stati Uniti, si sono ritrovati prigionieri anche in Germania (ex alleato).

Sembra la prefigurazione di una « commedia all’italiana » anni ’60. Commedia amara e drammatica. Il cugino di mio padre dalla Russia non è mai tornato.

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17/02/2008

A Roma con JM

Quel giorno notiamo sui manifesti affissi per le strade che alle terme di Caracalla sarebbe stata rappresentata Aida di Verdi.

Decidiamo di assistere allo spettacolo e ci ritroviamo immersi nel pubblico seduti accanto ad uno spettatore che riteniamo essere giapponese.

Forse stanco del suo precipitoso correre turistico, egli si accascia e presto si addormenta. Sogna, chi sa, con lo sfondo musicale di Verdi, le tappe seguenti che dovrà percorrere : Napoli, Firenze, Parigi, Bruxelles.

Quando ad un tratto esplode la marcia trionfale con l’arrivo sul palco dei cavalli.
La gente felice applaude. Il giapponese allora si sveglia e senza rendersi conto di che si tratta, macchinalmente, anche lui applaude, freneticamente.

Ci mettiamo a ridere io e JM.

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16/02/2008

sismografo ambiguo

Ma la letteratura non è stata per me soltanto puro svago. E’ stata anche una scuola di conoscenza di sé, una specie di sismografo dell’animo.

Ma in modo saltuario, discontinuo. E con valore spesso ambiguo. Perché le parole danno l’impressione di poter trasformare tramite esse la realtà, danno l’illusione della forza demiurgica. Simile ad una formula magica.
La letteratura però, fungendo da riflettore, modifica la visione e la percezione delle cose. Aggiunge o sottrae colori.

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10/02/2008

Ho seguito il loro esempio

Così come al loro tempo i poeti della « Scuola siciliana », ho portato avanti idealmente la mia « opera poetica ».

Loro erano funzionari statali, consiglieri, uomini di legge presso la corte dell’imperatore Federico II di Hohenstaufen.
La loro lingua d’uso « professionale » era il latino (un pò come potrebbe essere oggi l’inglese per qualche funzionario di un’organizzazione internazionale).
Scrivevano per diletto in « volgare siciliano » (primo modello di lingua letteraria italiana) quando le loro importanti responsabilità glielo permettevano.
Per loro, la letteratura era un contorno, uno svago, un passatempo.

Io ho seguito, nel mio ambito, il loro esempio.

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31/01/2008

Giacomo Leopardi

giacomo leopardiTalvolta mi viene in mente di associare Giacomo Leopardi ad internet.

Immagino Leopardi adesso con il computer portatile girovagando dalle Marche a Roma, Napoli, Milano, Firenze.

Attento ad inviare quotidianamente i suoi post sul proprio blog intitolato magari « Zibaldone di un deluso per sempre ».

Insieme di messaggi digitali che un giorno sarebbero pubblicati al vecchio modo cartaceo. Nostalgicamente.

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22/01/2008

Plasticità vitale e « multiverso »

Indubbiamente Pirandello aveva ragione quando postulava l’esistenza di un « Io » multiplo capace di apparire con una sembianza o con un’altra a seconda delle circostanze.
Qui non si tratta di relativismo. Abbiamo invece a che fare con una sorta di plasticità vitale della personalità.
L’« Io » somiglia davvero ad un girasole che insegue la corsa del sole.
La personalità profonda ha tutta l’apparenza di un « multiverso » in miniatura.

00:10 Écrit par Hermes007 dans Général | Lien permanent | Commentaires (0) |  Facebook |

14/01/2008

La parabola dell’arancia

Mio padre mi raccontava questa parabola :

« C’era una volta una persona che stava camminando e ad un tratto gli venne un pò di fame. Frugando nella sua borsa a tracolla ne trasse via un’arancia, l’unica cosa da mangiare che aveva. La sbucciò, sentì il profumo che emanava dal frutto, si mise in bocca gli spicchi.
Notò allora che dinnanzi a lui, un po’ più avanti, un’altra persona aveva avuto la stessa sua idea. Ma quella persona aveva una borsa più grande ed egli vide che aveva molte più cose da mangiare.
Stava per lamentarsi quando, voltandosi, vide dietro di lui, a poca distanza, un’altra persona che non aveva nessuna borsa e che stava raccogliendo le bucce che lui aveva appena buttato. »

Aggiungeva mio padre :
« Certo, uno deve sempre guardare davanti a sé ma senza invidia perché dietro c’è sempre qualcuno che sta peggio di te ».

Bellissima parabola.
Contrariamente alla prima impressione che uno potrebbe ricavarne, essa non significa minimamente rinunciare ad andare avanti, a realizzare i propri progetti. E nemmeno a tollerare un qualsiasi status quo.
Questa parabola, a mio parere, insegna ad avere fiducia in sé, a non vedere le cose in modo unilaterale, ad essere equilibrati nei giudizi e quindi temperati nell’agire.

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07/01/2008

Quanti sono i locutori dell’italiano nel mondo ?

Quanti sono i locutori dell’italiano nel mondo ?

Sapere quanti siano i locutori dell’italiano nel mondo non è cosa facilissima.
Ovviamente il primo gesto che si fa è di consultare qualche enciclopedia cartacea oppure online. I risultati sono piuttosto variegati e talvolta fantasiosi.
Come spiegare questo fatto ?

lingua italiana nel mondo


Mentre le « maggiori » lingue (soprattutto occidentali) hanno avuto, dal punto di vista dell’espansione, storie imperiali, l’italiano ha seguito un profilo da outsider. Per motivo della perdurante frammentazione politica della penisola italiana protrattasi fino alla seconda metà dell’Ottocento. Le altre potenze intanto avevano già avviato o stavano conseguendo anche l’unificazione linguistica.

Quindi, mentre alcune nazioni europee, tra le più potenti (Spagna, Portogallo, Francia, Inghilterra), proiettavano fuori dai loro confini la propria lingua insieme alla prima espanzione coloniale oltreoceano, l’Italia ne veniva esclusa. La logica mediterranea italiana tendeva a rinchiudere territorialmente la lingua italiana nel bacino mediterraneo.
Sebbene gli italiani avessero svolto un ruolo di primo piano nella costituzione di imperi altrui (Cristoforo Colombo, Amerigo Vespucci, Giovanni e Sebastiano Caboto, Giovanni da Verrazzano), l’Italia non ne ebbe nessun vantaggio diretto.
Questi grandi navigatori servono talvolta ancora adesso a mascherare la reale inconsistenza politica italiana di quell’epoca : mancanza di perspicacia sullo sviluppo delle società europee in quel nuovo corso storico.

La lingua italiana, se non si è imposta sul campo, ha espresso tuttavia il suo « genio » e la sua vitalità in ambiti non territoriali, si è espansa in un « impero virtuale » nel vasto spazio della cultura. In qualche modo, il Rinascimento fa da pendant, in termini non materiali, agli imperi formatisi allora, per esempio quello spagnolo, sul quale non tramontava mai il sole. Ancora oggi la lingua italiana resta vitale in certi settori della cultura (musica, belle arti, storia).

Con l’unificazione italiana, la lingua italiana ha assunto un nuovo ruolo di lingua comune d’uso corrente. Le emigrazioni interne ed esterne, il ventennio fascista, le guerre, il boom economico del Dopoguerra, i media hanno incoraggiato questo movimento.
D’altra parte, la parziale partecipazione italiana al secondo colonialismo europeo, quello ottocentesco e novecentesco, non ha prodotto quell’espansione della lingua che si è potuta constatare per altri paesi.
Mentre la Francofonia raccoglie principalmente le ex colonie francesi (per lo più africane), un percorso simile non è stato possibile per l’Italia, espulsa dall’Africa in seguito alla disfatta nella seconda guerra mondiale.

Tuttavia, una dimensione specifica della storia italiana ha creato una singolarità propriamente italiana. La Grande Emigrazione italiana ha diffuso nel mondo — essenzialmente occidentale —, una popolazione di radici italiane valutata oggi a circa 60 milioni di persone (la cosidetta « seconda Italia »).
E’ proprio questa realtà che rende difficile misurare la reale estensione dell’italofonia. Poiché partendo da presupposti in termini di « lingua ufficiale », la lingua italiana appare nettamente sottovalutata mentre quando si tien conto anche dell’insieme della diaspora italiana è ovviamente sovravalutata perché non tutti gli Oriundi italiani parlano l’italiano.

Probabilmente ci si dovrà accontentare di cifre sempre incerte, di valutazioni minime e massime parlando della lingua italiana nel mondo.

Vediamo appunto queste cifre.

Sul sito intitolato « L'aménagement linguistique dans le monde », ospitato dall’Università di Laval (Québec), la lingua italiana è addirittura creditata soltanto di 37 milioni di locutori. Il che sembra esageratamente sottostimato.
Il sito « Ethnologue » parla di 55 milioni di locutori in Italia (totale tutti i paesi del mondo : 61.489.984)

L’enciclopedia Encarta nelle diverse versioni online indica (milioni di locutori) :

Versione spagnola: 60
Versione francese : 66
Versione tedesca : 66
Versione italiana : 75
Nella versione inglese il numero di locutori non è addirittura indicato ! (curiosamente, nelle voci corrispondenti, nemmeno per l’inglese, il francese e il tedesco mentre è indicato per lo spagnolo e il portoghese !)

In un elenco online di Encarta versione inglese che riprende le lingue parlate da più di 10 milioni di persone la lingua italiana figura con 62 milioni di locutori.

Wikipedia nelle sue diverse versioni indica, dal canto suo (milioni di locutori) :

Versione inglese : 62
Versione neerlandese : 65
Versione italiana : 65 circa (madrelingua)
Versione portoghese : 80 - 110
Versione francese : 70 - 125 (nel mondo)
Versione spagnola : 70 - 125

Il sito « Globus et locus » di Piero Bassetti parla di 200 milioni di « italici », un concetto nuovo nell’era della mondializzazione (le persone incluse sono da una parte gli italiani, dall’altra gli oriundi italiani e gli italofili). Ma qui entriamo nell’ambito culturale e non più prettamente linguistico.

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04/01/2008

La tavola è una strada

« La tavola è una strada » affermava un certo mio zio. Così dicendo voleva indicare che ognuno deve farsi strada quando è a tavola e quindi servirsi a piacere di cibi e bevande.

La formula mi era piaciuta e io ho voluto trasmetterla alle mie figlie. Però è successo un inciampo.

Un giorno che, a tavola, avevo chiesto alla più grande, a più riprese, di avvicinarmi l’una e l’altra cosa (sale, bottiglia, pane ?), lei mi rispose con tono mezzo irritato mezzo ironico : «La tavola è una strada però tu mi sa che prendi spesso il tassì !».

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01/01/2008

Tanti auguri da Hermes007

A tutti i lettori di questo blog tanti auguri di felice e sereno 2008.

21:26 Écrit par Hermes007 dans Général | Lien permanent | Commentaires (0) |  Facebook |

28/12/2007

L’italiano ? Una lingua che non serve a niente !

Alcuni anni or sono, allorché insegnavo la lingua italiana a Tournai, ricevetti un invito per partecipare all’inaugurazione di un centro culturale italiano nel Borinage (zona di Mons). Ci andai con i miei alunni del corso serale. Assistemmo ad uno spettacolo ispirato alla commedia dell’arte, potemmo assaggiare le specialità del fornitissimo buffet all’italiana allestito per l’occasione e ammirare le opere di Remo Pintus, scultore di origine sarda, adesso scomparso.

Mentre stavo con gli allievi mi venne presentata un’insegnante inviata dal Governo italiano per insegnare la lingua italiana in Belgio. Mi presentai precisando che insegnavo l’italiano nell’ambito di corsi serali e presentai anche i miei allievi tutti adulti e belgi.

Si meravigliò per primo per il numero di alunni. E subito dopo aggiunse seriamente e testualmente  : « Ma perché studiano l’italiano ? Pertanto è una lingua che non serve a niente ! »

Se avessi avuto in quel momento un’oncia di potere nei suoi confronti avrei dato ordine a quell’insegnante di tornare immediatamente a casa, di prepararsi la valigia e di tornare in Italia l’indomani mattino con il primo aereo, primo pullman, primo treno, primo battello.

Ovviamente non si puo’ pretendere che chi insegni la lingua italiana, specialmente all’estero, lo faccia notoriamente per vocazione ma nemmeno si può sputare nella minestra in cui uno mangia !

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24/12/2007

Feste di Natale e Capodanno

Stanno arrivando le feste di Natale e Capodanno che mi infastidiscono tanto.

Primo, perché se un tempo la religiosità genuina della gente permetteva di dare alla festa di Natale un significato spirituale nonché di autenticità nelle relazioni umane, questo oggigiorno non è più che un ricordo del passato.
Pian piano ci stiamo avvicinando al momento in cui si parlerà di questa festività come di una tradizione antica quasi si parlasse della religione degli antichi etruschi.

Secondo, perché il recupero commerciale è diventato così massimo e banale. Quei due eventi del « calendario di vendita » non sono più altro che due tappe nella corsa al consumo più sfrenato. Tra l’altro le grosse abbuffate.
Nel Tour de France o Giro d’Italia del consumismo, Natale e Capodanno figurano come importanti altissime tappe di montagna.

Terzo, perché se da un lato, è vero, queste feste possono essere un’occasione, tramite gli auguri e gli incontri, per riallacciare buoni rapporti con tanta gente, dall’altro esse mi sono antipatiche per la tanta ipocrisia che va in giro in quel periodo, per le « buone azioni » che in quei giorni, eccezionalmente e su comando si svolgono.

Quarto, perché queste feste si celebrano ad una settimana d’intervallo e uno non fa nemmeno in tempo a recuperare, a riprendere fiato.
Inoltre, perché in Europa si festeggiano d’inverno. Preferirei personalmente festeggiare Natale e Capodanno d’estate, all’aria aperta, in pantaloncini e magari con arrosti alla brace. Sì, lo so, dovrei traslocare nell’emisfero australe.

Quinto, perché le persone veramente sole sono ancor più sole in quei giorni. Le persone veramente povere sono ancor più povere. Anzi sprofondano.
Natale e Capodanno che sono enfatizzate come ricorrenze di gioia e di comunanza si trasformano per loro, ahimé, nell’estremo assoluto opposto. Roba proprio da vomitare e piangere.

00:44 Écrit par Hermes007 dans Général | Lien permanent | Commentaires (0) |  Facebook |

20/12/2007

I due Occidenti

i due occidenti

L’altra sera, Bruxelles. « Vedremo quale dei due Occidenti cadrà », dissi alla signora seduta accanto a me.
Non era ancora iniziato l’incontro dal titolo allettante « I due Occidenti, Europa ed America dopo l’11 settembre ».
Mi riferivo ai manifesti.

Un’affiche centrale riportava detto titolo e l’immagine di due globi terrestri con la rappresentazione di ciascuna delle entità geopolitiche.
A destra e a sinistra di questa affiche, manifesti più grandi raffiguravano un’antica carta geografica con le due sponde atlantiche.
Forse a causa del caldo le affiche non tenevano sulla parete malgrado lo sforzo ripetuto più volte di farle reggere.
Per finire furono usati mezzi coercitivi : il nastro adesivo.
Gli Occidenti altrimenti sarebbero caduti sulla testa dei due conferenzieri.

Uno degli oratori è arrivato decisamente in ritardo. E’ proprio su di lui che è caduto, nonostante il nastro adesivo, un Occidente.
Nel mondo antico si faceva molto attenzione ai segni, anche infimi, mandati dagli dei. Anch’io ci sono attento, ai giorni d’oggi.
L’altra sera a Bruxelles è caduto un Occidente.
Europa, America. Domani quale di questi due Occidenti cadrà veramente ?

22:43 Écrit par Hermes007 dans Général | Lien permanent | Commentaires (1) |  Facebook |