13/12/2009

Rinascita dell’italiano ?

La recente notizia dell’adesione del Ruanda al Commonwealth britannico mi offre lo spunto per una breve riflessione sullo statuto e la dinamica delle lingue.

All’ora della mondializzazione, anche le entità linguistiche si stanno ristrutturando.
Tutto cambia diceva Eraclite ed è certamente vero, tutto evolve, tutto si trasforma. Ma le entità che dispongono di una massa critica sufficiente si stabilizzano e quindi niente cambia, come invece affermava Parmenide, ed aveva anche lui ragione.

L’adesione del Ruanda al Commonwealth è un esempio di come le idee preconcette e i quadri a cui eravamo abituati — ad esempio gli equilibri postcoloniali e persino postsovietici — stiano evolvendo rapidamente.

Se da un lato la francofonia perde il Ruanda, ad essa invece si sono aggregati, nel corso degli anni, numerosi paesi tra cui parecchi aventi la lingua francese unicamente come lingua d’insegnamento o addirittura semplicemente come lingua straniera (Ghana, Guinea Bissau, Ungheria, ad esempio).

La visione di una lingua tedesca totalmente espulsa dall’Africa con il trattato di Versailles del 1919 non regge nemmeno : dal 1990, il tedesco ha ottenuto lo statuto di lingua coufficiale (regionale) in Namibia.

Una lingua che poteva sembrare minore (in Europa) come il portoghese, con la spinta del Brasile, si sta organizzando (già dal 1996) sotto forma di area lusofona (comprendente Portogallo, Brasile, Angola, Mozambico, Capo Verde, Guinea Bissau, São Tomé e Príncipe nonché Timor Est) e attirando a sé anche paesi non appartenenti tradizionalmente a questa comunità linguistica (come, ad esempio, il Senegal o la repubblica di Maurizio, a titolo di osservatori).

Persino i paesi di lingua neerlandese hanno messo su un  collegamento permanente tra di loro (Paesi Bassi e Belgio/Fiandra sin dal 1980, ai quali si è aggiunto il Suriname — dal 2005).

E l’italiano ? Con la disgregazione della Iugoslavia, la lingua italiana è stata confermata lingua coufficiale per le comunità autoctone in Slovenia e in Croazia. Per il resto, l’italiano sembra perdere passo in Europa.

Purtroppo bisogna constatare che con l’egemonia perdurante e sempre più soffocante della lingua inglese in Europa, se le élites abbandoneranno in via definitiva le lingue “nazionali” europee (come sembra lo stiano facendo), allora il destino dell’italiano (ma non solo, anche quello di lingue aventi maggior peso come il francese e il tedesco) è segnato. L’italiano diventerebbe un dialetto europeo.

Ma c’è ancora spazio per una riscossa dell’italiano ? La lingua italiana potrebbe pretendere un ruolo maggiore, in Europa e altrove ? In altri ambiti o per altre funzioni, per esempio in sedi internazionali ?

E’ ancora possibile una rinascita ? Qualche anno addietro il Presidente Ciampi aveva suggerito la reintroduzione della lingua italiana come lingua ufficiale a Malta (era stata abolita dagli Inglesi nel 1934).
E cosi come il tedesco è riapparso in Africa, l’italiano potrebbe, un giorno, essere associato in modo ufficiale, ad esempio, allo spagnolo in Argentina ed Uruguay e al brasiliano negli stati meridionali del Brasile, paesi di profonda impronta culturale italiana ? Sarebbe una pura finzione geopolitica ?

O si deve considerare definitivamente chiusa e sepolta la parabola della grande emigrazione italiana nel mondo, allo stesso modo in cui è chiusa e sepolta l’antica parabola etrusca ?

21:36 Écrit par Hermes007 dans Général | Lien permanent | Commentaires (0) |  Facebook |

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