18/11/2008

Enrico Mattei

enrico matteiQuando si guarda da più vicino alla storia di Enrico Mattei ci si rende conto di quanto l’Italia degli anni quaranta e cinquanta fosse un paese sottosviluppato, umiliato e animato tuttavia da un profondo desiderio di affermazione.

Sembra di scorgere la continuazione del nazionalismo fascista ma convertito in modo soft sotto forma di nazionalismo energetico.

Indubbiamente, si osserva inoltre il proseguimento di uno statalismo propulsore.

L’obbiettivo statuto dell’Italia di allora — paese ancora largamente sottosviluppato, uscito sconfitto dalla seconda guerra mondiale, ridimensionato con la perdita di una parte del territorio nazionale e di tutte le sue colonie, ammesso nell’Onu soltanto nel 1955 — è quello di un paese frustrato ma che non può esprimere apertamente questa frustrazione perché inserito in un nuovo scenario internazionale, quello della Guerra fredda di cui è paese di frontiera.

Ma l’Italia continua ad aspirare ad uno sviluppo che l’avrebbe messa almeno sullo stesso piano degli altri paesi occidentali.

Quella aspirazione a « contare di più » che si è potuta sentire anche in questi ultimi decenni.
L’Italia quinta potenza mondiale. L’Italia del G7. Il tanto già bramato « posto al sole » di mussoliniana memoria (« l’Italia ha finalmente il suo impero » diceva Mussolini nel 1936, dopo la conquista dell’Etiopia).

Enrico Mattei, attraverso la sua epopea petrolifera, espresse quindi una sfida per risollevare l’Italia dallo stato minorizzato in cui si trovava allora.

E fu insieme una prima resistenza all’impero americano (quello delle « sette sorelle » — locuzione coniata dallo stesso Mattei) e un iniziale scossone all’ordine nuovo nato dalla seconda guerra mondiale.

Sicuramente bisognerebbe mettere in parallelo la parabola di Mattei con la rivolta ungherese del 1956 e la nazionalizzazione del canale di Suez.
Dietro la cortina di ferro era in gioco l’appartenenza ideologica e il campo sociale (comunismo), in Italia, con Mattei, era rimessa in questione la supremazia economica e finanziaria dell’America nel campo occidentale, mentre in Egitto veniva sfidato e abbattuto il colonialismo di vecchio stampo europeo.

L’associazione Italia-Ungheria-Egitto dà, a mio parere, una buona idea dello status italiano di allora.

Ma Enrico Mattei ha significato anche la capacità italiana di produrre nuovi concetti e nuovi propositi fuori dagli schemi comuni pur di arrivare ad uno scopo proprio.

Il bluff mussoliniano aveva funzionato. Ma solo virtualmente. L’impero romano era risorto sui « colli fatali di Roma ». Ma a Cinecittà. L’Italia è stata durante gli anni cinquanta e sessanta la Mecca del cinema per la produzione di film a soggetto storico antico e mitologico : il peplum. Ironia della storia, talvolta.

La sfida di Enrico Mattei garantì all’Italia una sicurezza energetica a basso costo che contribuì in modo decisivo al cosidetto « miracolo economico italiano ».

23:26 Écrit par Hermes007 dans Général | Lien permanent | Commentaires (0) |  Facebook |

01/11/2008

L’Italia paradossale

L’Italia rimane come sempre paradossale. Non si lascia inserire così facilmente in un quadro normativo o concettuale.
Le sue radici storiche sono antiche e persino gloriose ma il paese non rivendica apertamente questo retaggio.
Anzi, gli italiani sembrano talvolta amnesici. Non lo sono, ovviamente. Il fatto è che non dispongono di un modello operativo forte e adatto.

La storia romana ? Impressionante, schiacciante, segnale di ambizioni (mai sopite) ma troppo lontana nel tempo per essere sentita altrimenti che come « retorica ». Semplice incoraggiamento di fondo.

La storia medievale ? Troppo particolaristica e nel contempo troppo universale. I liberi comuni, le repubbliche marinare non sono un modello di concordia « italiana », anzi. E l’inserimento dell’Italia nel sacro romano impero germanico o nella comunità globale cristiana lascia poco spazio alla sua marcata individualità.

Il Rinascimento ? Un sole splendente ma politicamente zero. Non puo’ essere un modello. L’Italia è divisa : premessa alle invasioni e al dominio straniero.
Le scoperte italiane fanno nascere imperi altrui (Colombo, Vespucci, Caboto, Verrazzano) ma l’Italia resta chiusa nel suo mediterraneo.

Poi vengono i secoli bui con l’Italia non più soggetto ma oggetto delle contese europee. Un antimodello.

Nemmeno il Risorgimento puo’ servire di autentico modello. Esso non ha mai coinvolto veramente il « popolo » italiano.
Sono morti più francesi che italiani per l’unificazione italiana la quale è stata in primo luogo una costruzione diplomatico-militare nonché un colpo di dadi fortunato (l’impresa dei Mille di Garibaldi).

Il Novecento è troppo scottante.
Il Fascismo, pur avendo vissuto con un largo consenso, è sprofondato dopo il 1945 nell’abisso dei tabù.
E persino la democrazia italiana moderna non puo’ servire integralmente di modello. Basta pensare che fino a qualche anno fa molti italiani avrebbero preferito una « democrazia popolare » e oggi molti altri italiani non accettano la democrazia iperliberista e consumistica (peraltro attualmente in crisi).

Sebbene l’Italia abbia servito di modello in parecchi campi, l’Italia stessa stenta a trovarsi un modello confacente.
Forse la « colpa » è degli italiani stessi, del loro « carattere », perché appaiono come disorientati, sconsolati, permanentemente alla ricerca di « nuovi » modelli, di « nuovi » parametri.

Basicamente perchè gli italiani sono perenni insoddisfatti. O si tratta di un’ennesima commedia all’italiana ?

23:27 Écrit par Hermes007 dans Général | Lien permanent | Commentaires (0) |  Facebook |