22/06/2008

L’esperienza ungarettiana

La lettura di Giuseppe Ungaretti rappresentò nella mia formazione letteraria un momento molto importante.

Innanzi tutto per l’approccio della lingua italiana.
La lingua poetica di Ungaretti esprimeva una rottura rispetto alla tradizione letteraria legata alla cultura « colta », all’eleganza stilistica latineggiante, alle forme linguistiche complesse, ai modelli ispirati alla mitologia classica.
La lingua letteraria italiana difficile da leggere, talvolta enigmatica, veniva da lui semplificata. Ma non nel senso di un impoverimento bensì rendendola più densa e insieme più comprensibile, più immediatamente decifrabile (per lo meno formalmente).

In secondo luogo per l’elaborazione della materia poetica.
Ungaretti faceva tabula rasa delle elaborazioni retoriche e degli schemi strausati.
Nelle condizioni estreme della vita in trincea, in bilico tra la vita e la morte, egli tornava ai basics abbattendo le decorazioni di cartapesta che imperavano fino allora.
Egli si riappropriava quindi della lingua reale, del vocabolario d’uso quotidiano con significati non mediati. Per esprimere un’esperienza vitale in corso.
Una rivoluzione. Che mi colpì (per me, allora, la lingua italiana era una lingua quasi « straniera »).
Questa lezione ungarettiana penso di averla integrata senza eccessi, senza estremismo. Prendendo anche in dovuta considerazione la seconda parte dell’opera di Ungaretti, quella relativa alla ricostruzione del discorso poetico.

Terzo, per un certo parallelismo tra la sua vita e la mia. Entrambi più « italici » che « italiani » : egli, nato ad Alessandria d’Egitto e vissuto poi in Italia ma anche a Parigi e persino in Brasile. Io, nato in Italia, ma vissuto poi in Francia, adesso in Belgio.
Quando Ungaretti scriveva :

« Chiara Italia, parlasti finalmente
Al figlio d’emigranti.
(…) »

Le sue parole echeggiavano nel mio animo. Oppure quando alludeva ai « suoi » fiumi :

« Questo è l’IsonzoQuesto è il SerchioQuesto è il NiloQuesta è la Senna… Questa è la mia nostalgia…»

sentivo intimamente la sua sequenza esistenziale.

Complessivamente, l’esperienza ungarettiana ha rappresentato, per me, una fonte di confronto e di emulazione sia dal punto di vista umano sia per il percorso letterario e l’elaborazione poetica.

23:06 Écrit par Hermes007 dans Général | Lien permanent | Commentaires (0) |  Facebook |