30/05/2008

L’italiano, lingua di cultura e di comunicazione

Ovviamente, tra gli argomenti che di più mi tengono a cuore in questo blog, c’è quello della lingua italiana.
Paradossalmente può sembrare strano poiché, per lo più, letterariamente, scrivo in francese.
Anche se sono francofono, le mie radici e parte della mia formazione sono italiane e quindi per me la lingua italiana è altrettanto importante quanto quella francese e vice versa.

Se c’è qualcosa che mi dà fastidio quando si parla della diffusione della lingua italiana nel mondo è proprio il tono trionfalistico che da alcuni si sente.
La Dante Alighieri ed altri organismi ufficiali annunciano (quasi) quotidianamente successi strepitosi, prospettive gloriose : l’italiano quarta o quinta lingua straniera più studiata nel mondo, aumento del numero di studenti, potenziamento anche nei luoghi più improbabili delle reti di studio, inserimento dell’italiano nei curricoli scolastici ed universitari locali, ecc.
Tutto sembra molto bello.

Ma parallellamente, si apprende tramite dispacci di agenzie o articoli vari che la lingua italiana è malconcia, che viene strapazzata dalla stessa Unione europea, che subisce danni persino in Argentina o in Uruguay, pur aventi questi paesi importanti popolazioni di origine italiana. Senza dimenticare il processo ventennale di disimpegno statale italiano nel campo dell’insegnamento della lingua italiana nei confronti delle comunità italiane sparse nel mondo.
Non si capisce bene.

Che l’Italia non abbia valorizzato sufficientemente la lingua italiana fuori dai suoi confini è una certezza : l’Italia ha sempre mantenuto una specie di atteggiamento minimalista in materia.
Dovuto, a mio avviso, proprio all’esistenza di una diaspora italiana ritenuta, a lungo, troppo importante e soprattutto di bassa estrazione sociale ovvero senza retroterra culturale « alto ».
Promuovere la lingua italiana poteva quindi apparire, in tal senso, come un investimento sprecato, a meno di essere intrecciato con qualche obbiettivo immediatamente politico come avvenne sotto il Fascismo.

Purtroppo, gran parte dell’intellighenzia italiana, ormai in fase di « denazionalizzazione » avanzata, con il pretesto della mondializzazione e di una occidentalizzazione mal interpretata, enuncia l’inutilità presunta della lingua italiana (che sarebbe ovviamente destinata ad essere sommersa dall’angloamericano) e ne approfitta per buttare il « baby » con l’acqua sporca.
Giudizio proveniente in parte anche dalla svalutazione complessiva dell’esperienza storica della grande emigrazione italiana nel mondo.

Nel frattempo, altre lingue corrono ai ripari portando avanti progetti volontaristici e si difendono di fronte all’emergere di « nuove » lingue che ambiscono a svolgere, a termine, ruoli più importanti : la gerarchia delle lingue subirà modifiche radicali nel corso di questo secolo.
La lingua italiana somiglia, intanto, sempre di più ad una zattera in preda alla fantasia degli elementi.

Io dico, però, che sia quasi un miracolo se la lingua italiana esiste ancora un pò ovunque nel mondo, malgrado lo stato di abbandono in cui è stata lasciata, specialmente presso le varie comunità italiane.
D’altronde, è vero, queste comunità non sono state finora all’altezza di una certa « autonomia » culturale rispetto all’Italia.
L’Italia può e deve continuare a servire quindi di punto di riferimento culturale nel senso più ampio ma nell’ambito di una « rete globale ».

Per la promozione della lingua italiana (la quale dispone solo di una modesta ufficialità fuori dell’Italia) si dovrebbe puntare, a mio parere, su due direzioni apparentemente distinte ma invece collegatissime : la valorizzazione dell’italiano come lingua di cultura (il che può sembrare ovvio e certo lo è) ma anche dell’italiano come lingua di comunicazione (e sarebbe quella la novità) poiché il bacino d’udienza della lingua italiana è propriamente mondiale.

Ma bisognerebbe prendere veramente atto della realtà e delle potenzialità della lingua italiana nell’ambito di una certa « mondializzazione italiana » provocata inizialmente dalla grande emigrazione storica.

23:24 Écrit par Hermes007 dans Général | Lien permanent | Commentaires (0) |  Facebook |

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