24/04/2008

Cavour e Garibaldi

Tra i personaggi più significativi che influenzarono l’esito del Risorgimento italiano figurano senza dubbio Cavour e Garibaldi.

Entrambi agirono in modo determinante per raggiungere lo scopo dell’unificazione italiana. Ma provenivano da versanti diversi per indole, formazione, modi operatori, visioni sociali.

Per tutto l’arco del suo impegno, Garibaldi agisce in modo sostanzialmente disinteressato. E’ più «internazionalista» che nazionalista.

Talvolta sembra un condottiero di ventura, ma senza scopo di lucro, talvolta fa pensare ad un «guerrillero» ante litteram, altre volte ad un «raider» (l’impresa dei «Mille»).

Combatté per l’indipendenza italiana ma quasi come fosse una delle sue vite possibili : sostenne l’insurrezione repubblicana della provincia di Rio Grande do Sul contro il governo imperiale brasiliano e partecipò in Uruguay alla difesa di Montevideo contro l’esercito argentino (la legione italiana indossava la «camicia rossa»).

Durante la guerra franco-prussiana del 1870-71, intervenuto a favore della Francia, sconfisse i Prussiani a Digione (unica vittoria francese di quella guerra).

Gli fu persino offerto di combattere nei ranghi delle forze unioniste durante la guerra di Secessione americana.

Allorché Garibaldi appare come un personaggio «italiano», mitico, estroverso, generoso, straordinariamente popolare e con simpatie socialisteggianti, Cavour risulta invece tutto diverso.

Uomo di frontiera a cavallo sulle Alpi, francofono, anglofilo, liberale, Statista, tessitore abile diplomaticamente, adepta della «realpolitik» e dei patti segreti. Per tutto questo, forse, il suo profilo non ha mai toccato il cuore degli italiani.

Cavour non aveva premeditato l’unificazione dell'intera penisola italiana ma l'allargamento significativo nel Nord Italia del Regno di Sardegna, con il beneplacito del protettore Napoleone III.

Dagli eventi culminati con le «guerre d’indipendenza» ci scappò l’unificazione italiana. Non senza il malumore dell’imperatore francese.

Cavour divenne «italiano» per colpa di un’accelerazione della Storia, per «effetto domino», senza un vero richiamo emotivo.

Un punto però accomuna Garibaldi, l’italiano di uno dei destini possibili e Cavour, l’italiano confezionato a tavolino (verde): Roma.

Cavour non mise mai piede a Roma e Garibaldi, nonostante il suo attivismo e il suo volontarismo non poté liberare la Città eterna, atto che avrebbe coronato il suo impegno nazionale.

Tutti e due, inoltre, sperimentarono una italianità paradossale : Cavour, il cosmopolita si scoprì «italiano» via via che si svilupparono gli eventi; Garibaldi, l’«italiano», in virtù degli accordi di Plombières (1858), con la cessione di Nizza e Savoia alla Francia divenne «straniero» nella propria «nuova Patria».

13:30 Écrit par Hermes007 dans Général | Lien permanent | Commentaires (0) |  Facebook |

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