30/03/2008

Roma e Italia

Roma è stata un bene o un male per l’Italia ? A questa domanda retorica difficilmente si può rispondere. Talmente nel corso dei secoli Roma e Italia sono state così indissolubilmente legate.

Basta osservare che il concetto stesso di « Italia » nasce nell’ambito della storia romana da una contrapposizione momentanea tra Roma e gli alleati italici (che si definiscono in modo unitario come « Italia »).

Gli « italiani » alleati di Roma rivendicano gli stessi diritti dei Romani (guerra sociale). Si tratta quindi di una richiesta di integrazione.
Una volta accettate le rivendicazioni — dopo la disfatta militare degli « italiani » — l’Italia diventa una espansione fisica di Roma.
E Roma inaugura in tal modo una gestione del suo potere che gli permetterà in seguito di integrare mirabilmente nel suo « sistema » popoli, culture, religioni di diversa estrazione.
In quel sistema, fino alla caduta di Roma, l’Italia rimarrà sempre il cuore.

Nei secoli che seguono il crollo di Roma, l’Italia diventa un’« espressione geografica » e non più politica. Ma il ricordo di Roma — che è insieme un’idea, un modello, una disciplina — continua a plasmare il pensiero e l’azione politica e culturale dell’Occidente e dell’Italia in particolar modo.

Venezia, nata da profughi romani, è un proseguimento marinaro dell’impero romano. La Roma cristiana potrebbe definirsi, peraltro, come una continuazione spirituale dell’universalismo romano.

Più in là poi, Roma antica con la sua arte e la sua lingua, le sue leggi e il suo esempio — commistione di virtù ed energia — si ritrova di nuovo al centro del rinnovo rinascimentale. Il Rinascimento, un vero e proprio impero romano immateriale.

L’unificazione italiana, il Risorgimento — lo stesso nome esprime già tutto — associa sin dall’inizio l’Italia a Roma. Roma diventerà capitale del nuovo regno e l’espansione coloniale si attuerà permanentemente sotto le insegne ideali della « gloria di Roma ». Il Fascismo, attraverso i suoi fasti, la sua teatralità architettonica e il suo « totalitarismo » sociale intendeva fondere in una sola entità italianità e romanità.

Più recentemente, le autostrade italiane del novecento, paragonate alla rete viaria di Roma antica, la firma a Roma (1957) del Trattato che ha istituito la Comunità europea, gli stessi « peplum » del cinema italiano degli anni ’50 e ’60 del secolo scorso, la tentazione, sempre ricorrente, di un’« ambizione mediterranea » sono esempi che dimostrano quanto il « concetto » di Roma sia sempre vivace, duraturo nelle azioni e nell’immaginario dell’Italia contemporanea.

E persino in versione « negativa ». Bossi, quando parla dell’Italia del Nord celtica per giustificare la sua richiesta di autonomia/secessione fa un vero e proprio salto indietro nel tempo fino all’Italia preromana.

E’ un dato di fatto che l’Italia senza « Roma » diventa un’entità non soltanto minore ma anche senza spinta ideale — una provinciuola.

E’ proprio l’« idea » di Roma che ha sempre obbligato e continua ad obbligare tuttora gli italiani a « concepire » e a modellare la realtà in base a criteri di costruzione « globale ».

16:26 Écrit par Hermes007 dans Général | Lien permanent | Commentaires (0) |  Facebook |

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