06/03/2010

Pantaloncini con motivi a rettangolo

Quando si andava in Sicilia per le ferie, era consuetudine nostra offrire ai parenti più stretti qualche regalino. Spesso si trattava di cioccolato.

Una volta, mia mamma, per tutti (o quasi) i cugini maschi miei coetanei (frutto del baby boom !) compro’ dei pantaloncini. Un vero e proprio stock (acquistato a prezzo conveniente, suppongo). I cugini erano veramente numerosi.

Questi pantaloncini erano di tessuto stampato con motivi a rettangolo di color blu, nero, grigio e bianco.

I pantaloncini andarono in giro per tutta quell’estate, almeno. Quando noi ragazzi ci riunivamo sembrava una colonia.

18:19 Écrit par Hermes007 dans Général | Lien permanent | Commentaires (0) |  Facebook |

11/01/2010

Ringraziando, sempre

Alla prima fermata della metro sali' un uomo di una certa età, bassino e bruttino. Vestito in modo anche trasandato.
Il treno non era ancora ripartito che i viaggiatori poterono sentire una musica acuta e lancinante. Era lui, suonava uno strumento improbabile.
Alcuni tempi di questa musichetta improvvisa e passo' tra i viaggiatori per chiedere l’elemosina. Alcuni passi e di nuovo avanti con altri tempi e di nuovo la mano per chiedere.
Una richiesta umile, una presenza dimessa, una mano, la sua, dalle dita mozzate a metà. Prosegui' questo movimento per alcune fermate, tra la Stazione e la Porte de Namur.
Ricevette alcune monete. Ringraziando a voce bassa, sempre.

23:45 Écrit par Hermes007 dans Général | Lien permanent | Commentaires (0) |  Facebook |

Un anno 2010 prospero e brillante !

A tutti voi, navigatori, lettori, visitatori, auguro un anno 2010 prospero e brillante !

23:32 Écrit par Hermes007 dans Général | Lien permanent | Commentaires (0) |  Facebook |

13/12/2009

Rinascita dell’italiano ?

La recente notizia dell’adesione del Ruanda al Commonwealth britannico mi offre lo spunto per una breve riflessione sullo statuto e la dinamica delle lingue.

All’ora della mondializzazione, anche le entità linguistiche si stanno ristrutturando.
Tutto cambia diceva Eraclite ed è certamente vero, tutto evolve, tutto si trasforma. Ma le entità che dispongono di una massa critica sufficiente si stabilizzano e quindi niente cambia, come invece affermava Parmenide, ed aveva anche lui ragione.

L’adesione del Ruanda al Commonwealth è un esempio di come le idee preconcette e i quadri a cui eravamo abituati — ad esempio gli equilibri postcoloniali e persino postsovietici — stiano evolvendo rapidamente.

Se da un lato la francofonia perde il Ruanda, ad essa invece si sono aggregati, nel corso degli anni, numerosi paesi tra cui parecchi aventi la lingua francese unicamente come lingua d’insegnamento o addirittura semplicemente come lingua straniera (Ghana, Guinea Bissau, Ungheria, ad esempio).

La visione di una lingua tedesca totalmente espulsa dall’Africa con il trattato di Versailles del 1919 non regge nemmeno : dal 1990, il tedesco ha ottenuto lo statuto di lingua coufficiale (regionale) in Namibia.

Una lingua che poteva sembrare minore (in Europa) come il portoghese, con la spinta del Brasile, si sta organizzando (già dal 1996) sotto forma di area lusofona (comprendente Portogallo, Brasile, Angola, Mozambico, Capo Verde, Guinea Bissau, São Tomé e Príncipe nonché Timor Est) e attirando a sé anche paesi non appartenenti tradizionalmente a questa comunità linguistica (come, ad esempio, il Senegal o la repubblica di Maurizio, a titolo di osservatori).

Persino i paesi di lingua neerlandese hanno messo su un  collegamento permanente tra di loro (Paesi Bassi e Belgio/Fiandra sin dal 1980, ai quali si è aggiunto il Suriname — dal 2005).

E l’italiano ? Con la disgregazione della Iugoslavia, la lingua italiana è stata confermata lingua coufficiale per le comunità autoctone in Slovenia e in Croazia. Per il resto, l’italiano sembra perdere passo in Europa.

Purtroppo bisogna constatare che con l’egemonia perdurante e sempre più soffocante della lingua inglese in Europa, se le élites abbandoneranno in via definitiva le lingue “nazionali” europee (come sembra lo stiano facendo), allora il destino dell’italiano (ma non solo, anche quello di lingue aventi maggior peso come il francese e il tedesco) è segnato. L’italiano diventerebbe un dialetto europeo.

Ma c’è ancora spazio per una riscossa dell’italiano ? La lingua italiana potrebbe pretendere un ruolo maggiore, in Europa e altrove ? In altri ambiti o per altre funzioni, per esempio in sedi internazionali ?

E’ ancora possibile una rinascita ? Qualche anno addietro il Presidente Ciampi aveva suggerito la reintroduzione della lingua italiana come lingua ufficiale a Malta (era stata abolita dagli Inglesi nel 1934).
E cosi come il tedesco è riapparso in Africa, l’italiano potrebbe, un giorno, essere associato in modo ufficiale, ad esempio, allo spagnolo in Argentina ed Uruguay e al brasiliano negli stati meridionali del Brasile, paesi di profonda impronta culturale italiana ? Sarebbe una pura finzione geopolitica ?

O si deve considerare definitivamente chiusa e sepolta la parabola della grande emigrazione italiana nel mondo, allo stesso modo in cui è chiusa e sepolta l’antica parabola etrusca ?

21:36 Écrit par Hermes007 dans Général | Lien permanent | Commentaires (0) |  Facebook |

01/12/2009

Antichi film silenti

Talvolta la rabbia ti prende
Affiorano arcaici risentimenti

Allora il passato rivive
In quei momenti
Come immagini animate
Di antichi film silenti.

23:50 Écrit par Hermes007 dans Général | Lien permanent | Commentaires (0) |  Facebook |

18/11/2009

Istante per istante

Quasi non facciamo altro che controllare la realtà : la fermata della metro, il negozio dell’angolo di strada, toccare con mano il permanere del cellulare.

Quasi avessimo paura che cambiasse all’improvviso il mondo reale, che venisse a chiudersi senza preavviso un sipario virtuale.

Per assicurarci di essere ancora vivi istante per istante ?

21:41 Écrit par Hermes007 dans Général | Lien permanent | Commentaires (0) |  Facebook |

05/11/2009

Pendolare

Certo che fare il pendolare non ti apporta nessuna gloria. Anzi, la monotonia del percorso, il grigiore della quotidianità ripetuta ancora e ancora, i sedili impersonali, l’indifferenza generale dei viaggiatori, estendono dentro di te un velo opaco di noia, di freddo silenzioso, quasi di nebbia del cuore.

Meno male che ci sono i libri, i computer portatili, i telefonini per distrarre dal senso di vacuità di questa linea del tempo in sospensione ;

Meno male che talvolta (di rado) ci sono certi incontri, certi dialoghi, certi sorrisi e certe mosse ;

Meno male che dai finistreni irrompono certi flash : un cavallo baio sul prato, case in costruzione, nidi sugli alberi, il sole nascente con la sua tavolozza di rossi gialli arancioni, oppure una nuvola tutta grigia simile ad un sommergibile.

18:18 Écrit par Hermes007 dans Général | Lien permanent | Commentaires (0) |  Facebook |

13/10/2009

Fuori e dentro

La nebbia nasconde attorno
Gente oggetti uccelli
Appena si intravedono

Pensieri sogni sentimenti
Dentro di me si sciolgono

Fuori e dentro si confondono
Lentamente svaniscono in silenzio.

19:54 Écrit par Hermes007 dans Général | Lien permanent | Commentaires (0) |  Facebook |

29/09/2009

Staterelli e principati

E’ una cosa assai incredibile.

Mentre la Cina riscopre, dopo anni di amputazione della propria memoria storica, la sua mitica antichità imperiale, anche attraverso il cinema, come ad esempio con il nuovo film di John Woo, « La Battaglia dei tre regni », mentre l’America dimostra più che mai la sua arroganza di padroni del mondo, con l’esaltazione dei propri principi e del proprio « destino manifesto », mentre Russia, Brasile e India sono desiderosi di imprimere sul corso degli eventi la loro volontà, l’Europa appare sfiduciata, fiacca, senza ideali, in declino.

La costruzione europea, dopo il 1945 è andata avanti certo per evitare nuove possibili « guerre civili » europee, ma anche per imbrigliare la Germania, per compensare la perdita delle colonie e promuovere l’ideologia liberale.

Vista da oltre Atlantico, la costruzione europea è stata e non è altro che una razionalizzazione di quella parte dell’impero americano limitata inizalmente all’Europa occidentale e le cui frontiere sono state progressivamente allargate verso l’Est.

La storia europea è stata cancellata a favore di municipalismi inoffensivi e anacronistici.
In Italia, questo processo è probabilmente più avanzato che altrove. La romanità che aveva unificato la penisola è schernita, l’identità nazionale è un’opinione, la lingua italiana una lingua in via di marginalizzazione programmata.

La riduzione degli stati nazionali e delle stesse nazioni è l’opera maestra che si sta realizzando sotto i nostri occhi. Come spesso, l’Italia anticipa.

L’Europa diventerà a termine una sorta di neo « Sacro romano impero germanico » composto da staterelli e principati irrisori. Un agglomerato di San Marino, Liechtenstein, Andorra e Monaco all’infinito.

L’Italia ridiventerà una « espressione geografica ».

23:43 Écrit par Hermes007 dans Général | Lien permanent | Commentaires (0) |  Facebook |

20/09/2009

Lucciole per lanterne

Talvolta certi fatti strani che avvengono sembrano voler inviarci dei segnali ben precisi e addirittura possono sconvolgerci.

Oppure siamo noi stessi, esseri fluttuanti sulla superficie del vivente, ricertatori perenni di qualsiasi cosa che possa avere l’apparenza di un segnale, a voler prendere a tutti i costi lucciole per lanterne ?

23:20 Écrit par Hermes007 dans Général | Lien permanent | Commentaires (0) |  Facebook |

18/01/2009

Calendario personale

venditorealmanacchi (253 x 300)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E così un altro anno è cominciato, con la speranza (mai sopita) in ognuno di noi che l’anno « nuovo » sarà migliore, più proficuo, più buono.
L’eterno venditore di almanacchi del Leopardi all’angolo dell’anno nuovo.

E poi, il disincanto puntuale, gioie ma anche pianti, luci ed ombre, vittorie e disfatte.
Banale corso dei giorni.

Ovviamente, non è il calendario che detta una sua legge (i calendari sono come dei notai : prendono atto in modo formale del « contratto » annuale), no, sono gli « eventi ».
Sono proprio gli eventi a darci il senso del tempo, a segnare le cornici della nostra esperienza, a stimolare le nostre interpretazioni.
Ognuno, quindi, vive al ritmo di un calendario personale che solo raramente combacia con quello del vicino. I tempi sono diversi, le sensazioni, le reazioni anche.

Quello che ci accomuna con gli altri è la « fatalità » del dover vivere.
Ed è per questo che gli almanacchi talvolta ci possono servire : come feticismo, come ricettacolo delle nostre angosce.

14:02 Écrit par Hermes007 dans Général | Lien permanent | Commentaires (0) |  Facebook |

04/01/2009

Migliori auguri di felice anno 2009 !

A tutti i visitatori di questo blog giungano i miei migliori auguri di felice anno 2009 !

21:16 Écrit par Hermes007 dans Général | Lien permanent | Commentaires (0) |  Facebook |

26/12/2008

Il viaggio

Già da alcuni mesi avevo capito che lei non sarebbe più rimasta da sola a lungo nella sua casa sebbene si vantasse di essere autonoma, di fare le spese da sola, di poter reggere tutto come di solito.
Orgoglio di non chiedere niente a nessuno, consuetudine radicata di poter fare tutto da sé.
E lo dimostrava anche : ogni volta che pranzavo o cenavo da lei mi preparava da mangiare come prima, esattamente come prima. Mi assicurava che tutto andava bene.
Ma constatavo che la sua memoria cominciava talvolta a balbettare, ogni tanto non ritrovava talune cose.
Mi sentivo in dovere di agire in qualche modo, a breve scadenza, per prevenire situazioni più gravi.

Qualche giorno dopo il suo compleanno (festeggiato al ristorante, noi tutti contenti, lei felice), gli eventi erano precipitati.
Ricoverata in ospedale per più di un mese. Per problemi molto gravi. Probabilmente, da almeno un anno aveva smesso di prendere alcuni medicinali.
Non sarebbe più potuta tornare a vivere da sola a casa sua. Era definitivamente escluso.

Ma era difficile anche per la famiglia tollerare la semplice idea (prospettata) di farla « ospitare » in un ricovero per persone anziane. Accorrevano con le armi in mano : le tradizioni, i sensi di colpa, il desiderio forte di agire diversamente.

« — Se vai a stare con tua figlia, cosa ne pensi ? »
« — Da mia figlia io ci restero’ volentieri. E’ mia figlia… »

E’ così che la mamma ha lasciato la Francia dove era vissuta da tanti anni e la sua cara casa.
L’ho accompagnata io in Italia, da mia sorella.

E’ stato un viaggio intenso, seppur breve, in aereo.
All’arrivo, sulla pista d’atterraggio, gli tenevo il braccio mentre ci dirigevamo verso gli edifici dell’aeroporto. Seguivamo la segnaletica che indicava il percorso obbligatorio. Io pensavo intanto : si sta chiudendo un vasto ciclo, e mi tornava in mente l’arrivo in Francia quando io ero bambino. Era lei allora a tenermi per mano.

Questa visione si è materializzata in un istante. Poco più avanti una donna teneva il braccio di un bambino che gli stava accanto. Poi li abbiamo sorpassati.

22:31 Écrit par Hermes007 dans Général | Lien permanent | Commentaires (1) |  Facebook |

18/11/2008

Enrico Mattei

enrico matteiQuando si guarda da più vicino alla storia di Enrico Mattei ci si rende conto di quanto l’Italia degli anni quaranta e cinquanta fosse un paese sottosviluppato, umiliato e animato tuttavia da un profondo desiderio di affermazione.

Sembra di scorgere la continuazione del nazionalismo fascista ma convertito in modo soft sotto forma di nazionalismo energetico.

Indubbiamente, si osserva inoltre il proseguimento di uno statalismo propulsore.

L’obbiettivo statuto dell’Italia di allora — paese ancora largamente sottosviluppato, uscito sconfitto dalla seconda guerra mondiale, ridimensionato con la perdita di una parte del territorio nazionale e di tutte le sue colonie, ammesso nell’Onu soltanto nel 1955 — è quello di un paese frustrato ma che non può esprimere apertamente questa frustrazione perché inserito in un nuovo scenario internazionale, quello della Guerra fredda di cui è paese di frontiera.

Ma l’Italia continua ad aspirare ad uno sviluppo che l’avrebbe messa almeno sullo stesso piano degli altri paesi occidentali.

Quella aspirazione a « contare di più » che si è potuta sentire anche in questi ultimi decenni.
L’Italia quinta potenza mondiale. L’Italia del G7. Il tanto già bramato « posto al sole » di mussoliniana memoria (« l’Italia ha finalmente il suo impero » diceva Mussolini nel 1936, dopo la conquista dell’Etiopia).

Enrico Mattei, attraverso la sua epopea petrolifera, espresse quindi una sfida per risollevare l’Italia dallo stato minorizzato in cui si trovava allora.

E fu insieme una prima resistenza all’impero americano (quello delle « sette sorelle » — locuzione coniata dallo stesso Mattei) e un iniziale scossone all’ordine nuovo nato dalla seconda guerra mondiale.

Sicuramente bisognerebbe mettere in parallelo la parabola di Mattei con la rivolta ungherese del 1956 e la nazionalizzazione del canale di Suez.
Dietro la cortina di ferro era in gioco l’appartenenza ideologica e il campo sociale (comunismo), in Italia, con Mattei, era rimessa in questione la supremazia economica e finanziaria dell’America nel campo occidentale, mentre in Egitto veniva sfidato e abbattuto il colonialismo di vecchio stampo europeo.

L’associazione Italia-Ungheria-Egitto dà, a mio parere, una buona idea dello status italiano di allora.

Ma Enrico Mattei ha significato anche la capacità italiana di produrre nuovi concetti e nuovi propositi fuori dagli schemi comuni pur di arrivare ad uno scopo proprio.

Il bluff mussoliniano aveva funzionato. Ma solo virtualmente. L’impero romano era risorto sui « colli fatali di Roma ». Ma a Cinecittà. L’Italia è stata durante gli anni cinquanta e sessanta la Mecca del cinema per la produzione di film a soggetto storico antico e mitologico : il peplum. Ironia della storia, talvolta.

La sfida di Enrico Mattei garantì all’Italia una sicurezza energetica a basso costo che contribuì in modo decisivo al cosidetto « miracolo economico italiano ».

23:26 Écrit par Hermes007 dans Général | Lien permanent | Commentaires (0) |  Facebook |

01/11/2008

L’Italia paradossale

L’Italia rimane come sempre paradossale. Non si lascia inserire così facilmente in un quadro normativo o concettuale.
Le sue radici storiche sono antiche e persino gloriose ma il paese non rivendica apertamente questo retaggio.
Anzi, gli italiani sembrano talvolta amnesici. Non lo sono, ovviamente. Il fatto è che non dispongono di un modello operativo forte e adatto.

La storia romana ? Impressionante, schiacciante, segnale di ambizioni (mai sopite) ma troppo lontana nel tempo per essere sentita altrimenti che come « retorica ». Semplice incoraggiamento di fondo.

La storia medievale ? Troppo particolaristica e nel contempo troppo universale. I liberi comuni, le repubbliche marinare non sono un modello di concordia « italiana », anzi. E l’inserimento dell’Italia nel sacro romano impero germanico o nella comunità globale cristiana lascia poco spazio alla sua marcata individualità.

Il Rinascimento ? Un sole splendente ma politicamente zero. Non puo’ essere un modello. L’Italia è divisa : premessa alle invasioni e al dominio straniero.
Le scoperte italiane fanno nascere imperi altrui (Colombo, Vespucci, Caboto, Verrazzano) ma l’Italia resta chiusa nel suo mediterraneo.

Poi vengono i secoli bui con l’Italia non più soggetto ma oggetto delle contese europee. Un antimodello.

Nemmeno il Risorgimento puo’ servire di autentico modello. Esso non ha mai coinvolto veramente il « popolo » italiano.
Sono morti più francesi che italiani per l’unificazione italiana la quale è stata in primo luogo una costruzione diplomatico-militare nonché un colpo di dadi fortunato (l’impresa dei Mille di Garibaldi).

Il Novecento è troppo scottante.
Il Fascismo, pur avendo vissuto con un largo consenso, è sprofondato dopo il 1945 nell’abisso dei tabù.
E persino la democrazia italiana moderna non puo’ servire integralmente di modello. Basta pensare che fino a qualche anno fa molti italiani avrebbero preferito una « democrazia popolare » e oggi molti altri italiani non accettano la democrazia iperliberista e consumistica (peraltro attualmente in crisi).

Sebbene l’Italia abbia servito di modello in parecchi campi, l’Italia stessa stenta a trovarsi un modello confacente.
Forse la « colpa » è degli italiani stessi, del loro « carattere », perché appaiono come disorientati, sconsolati, permanentemente alla ricerca di « nuovi » modelli, di « nuovi » parametri.

Basicamente perchè gli italiani sono perenni insoddisfatti. O si tratta di un’ennesima commedia all’italiana ?

23:27 Écrit par Hermes007 dans Général | Lien permanent | Commentaires (0) |  Facebook |

15/10/2008

A Malano

gare de lille (388 x 253)

 

L'azione si svolge a Lilla, nel nord della Francia, fine anni sessanta.
Io, mio padre e mio fratello siamo venuti ad accogliere alla stazione ferroviaria uno zio proveniente dalla Sicilia.
L'arrivo è previsto di mattina.

Il treno giunge alla stazione ma nessuno zio in vista.
Il flusso della gente che scende dalle vetture e poi si disperde.
Rimaniamo un po' perplessi.
Quando d'all'altra punta della stazione giunge gridato a mio padre con voce stentorea:
« to fra'... lu vitti... a Malano !!.. ».

Lo zio aveva sbagliato treno e anziché seguire la via più ovvia transitando dalla Svizzera (con il « Calais-Bâle ») era partito in direzione di Torino, Modane e quindi Lione, Parigi...

Arrivò lo stesso lo zio a Lilla ma di sera e mio padre era incazzato.
Dovemmo fare quel giorno un po' di turismo forzato.

19:19 Écrit par Hermes007 dans Général | Lien permanent | Commentaires (1) |  Facebook |

29/09/2008

Sempre veloce

Ascoltando
Canzoni
Degli anni
Sessanta
Settanta

Desideri
Emozioni
A distanza
Di anni
Cade
L'incanto
Poi

Quanto
Vale
Una
Canzone

L'amaro
In bocca
Amori
Sfuggiti
Parole
Disperse
Speranze
Sommerse

La vita
Di oggi
Sempre
Veloce.

00:08 Écrit par Hermes007 dans Général | Lien permanent | Commentaires (0) |  Facebook |

13/09/2008

Castello normanno

Il castello — detto normanno — si ergeva non tanto lontano dal paese. Bei ruderi tramandati da epoche irrequiete.

Uno zio, quello tornato dal Venezuela, aveva comperato i campi ai piedi del monumento e li coltivava.
Andai a visitare il castello con mio padre e mio fratello, era d’estate.

Esso dominava il panorama circostante esprimendo certa fierezza per la propria resistenza agli effetti del tempo.

Toccare di mano un castello « normanno », nel proprio paese natio per di più, era fonte di altrettanta fierezza, di emozione intensa, per me, ragazzo quattordicenne appassionato di storia e vivente a 3000 km dalla Sicilia.

Con la macchina fotografica (ricordo, di marca Bencini), feci tante fotografie in bianco e nero del sito : di fronte, di profilo, anche dalla parte più ripida.
Fotografie dimenticate ormai in qualche cassetto o dentro qualche scatola in soffitta.

13:18 Écrit par Hermes007 dans Général | Lien permanent | Commentaires (0) |  Facebook |

06/09/2008

Il Ponte sullo stretto di Messina

ponte sullo stretto (296 x 157)

 

 

 

 

 

E’ da quando ero bambino che ho sentito parlare del Ponte sullo stretto di Messina da costruire un giorno (ricordo perfettamente alcune illustrazioni della « Domenica del Corriere »).

Sono passati alcuni decenni e del Ponte esistono solo progetti, intenti, direttive contrastanti. C’è chi lo vuole e chi lo ostacola.

Al di là delle indubbie difficoltà tecniche legate all’ambiente specifico (tratto di mare con correnti notorie, zona sismica) è mancata finora una vera volontà di realizzare questa imponente opera d’arte.

Un lavoro avente un alto valore pratico e simbolico : un collegamento rapido, senza ostacoli tra la Sicilia e la terraferma ; un territorio periferico reso così più vicino ai centri vitali europei e aperto a nuove opportunità ; il segnale di un ammodernamento strutturale del Meridione d’Italia.

Non si capisce bene perché altrove nel mondo si costruiscono ponti, si realizzano gallerie e tante altre opere d’arte importanti (tunnel stradale di Laerdal in Norvegia, ponte sul Bosforo in Turchia, il ponte di Verrazzano a New York, ecc.) mentre il Ponte sullo stretto di Messina rimane virtuale.

Ho passato una vacanza in Svezia questa estate e sono andato in quel paese in macchina.
Nessun problema di viabilità.
Per raggiungere la Svezia ho attraversato il Belgio, l’Olanda, la Germania e la Danimarca ininterrottamente con l’autostrada : due ponti grandiosi, quello sul grande Belt (tra Nyborg e Korsør) e quello dell’Øresund che collega Copenhagen a Malmö, permettono di superare bracci di mare più larghi di quello tra Messina e Reggio di Calabria.

Gli ambientalisti sono contrari al Ponte sullo stretto di Messina per motivi ideologici e per le conseguenza sull’ambiente.

Ma io dico, anche quando gli antichi Romani costruivano la loro rete viaria, i loro ponti e i loro acquedotti rompevano l’ambiente di allora !…

15:04 Écrit par Hermes007 dans Général | Lien permanent | Commentaires (0) |  Facebook |

10/08/2008

la lingua degli italici

Qual’è la lingua degli italici ?

La costellazione italica (o comunità italica) costituita da italiani, oriundi italiani e italofili si identifica storicamente con la matrice italiana, essa stessa collegata direttamente alla matrice latina (romana).

Se per gli italiani la lingua italiana costituisce il riferimento principale così non avviene per gli oriundi e gli italofili.

Per motivo delle grandiose vicende migratorie, le popolazioni di origine italiana oltr’alpi e oltreoceano non sempre hanno potuto conservare il patrimonio linguistico italiano.

Non potendo trovare una sistemazione nell’ambito di entità statali di lingua italiana si sono dovute adattare alle realtà locali e adottare la o le lingue ivi dominanti.
Esistono quindi oriundi italiani di lingua spagnola e inglese, di lingua francese e portoghese, di lingua tedesca…

Occorre notare immediatamente che dette lingue sono tra le principali lingue europee proiettate (tranne che per il tedesco), per motivi storici, fuori d’Europa.

Senza essere tagliati completamente dalla lingua italiana, gli oriundi tuttavia non hanno con essa un rapporto quotidiano, vitale (l’avvento di internet sta cambiando questi parametri).

Ma per gli oriundi l’italiano rimane o tende a rimanere lingua seconda, lingua etnica, lingua del cuore per effetto dell’origine e della forza d’inerzia storica.

Per gli italofili il discorso è quasi affine a quello degli oriundi con la particolarità che essi si possono ritrovare in tutto l’arco linguistico e umano mondiale. Inoltre, la loro scelta (linguistica e culturale) è basata sull’affetto, sull’empatia, sull’affinità elettiva.

Allorché per altre agregazioni linguistico-culturali la lingua è un elemento (o l’elemento) centrale dell’insieme (commonwealth, francophonie…), per gli italici la lingua italiana non è l’unico collante.

Tuttavia ciò non significa che la lingua italiana svolga un ruolo solo marginale nella costellazione italica : essa costituisce il cuore dell’italianità storica e un punto di riferimento autentico.

15:19 Écrit par Hermes007 dans Général | Lien permanent | Commentaires (0) |  Facebook |

27/07/2008

Italici

Alcuni anni or sono, Pietro Bassetti (addetto al commercio internazionale) aveva lanciato l’idea di una « italian business community » che si sarebbe avvalsa della forza trainante del senso d’appartenenza culturale.

Inizialmente ideata come stimolo al « business », la sua proposta è stata ulteriormente approfondita fino a giungere al concetto di « comunità italica ».

Pietro Bassetti è partito inizialmente da una doppia constatazione, una storica, l’altra operativa.

La prima consiste nel prendere atto e coscienza dell’esistenza nel mondo di vaste comunità di origine italiana dovute alla massicce migrazioni italiane svoltesi nell'Ottocento e nel Novecento.

La seconda mette in rilievo il fatto che dette comunità hanno tramandato elementi culturali italiani pur adattandosi alle realtà locali e che esse continuano a mantenere contatti di varia natura con l’Italia, le sue genti, la sua cultura.

Per Pietro Bassetti sembrava quindi ovvio il progetto di trovare i canali giusti per collegare comunità di origine italiana (e la loro continuità culturale), Italia e affari. Da qui il piano della « italian business comunity ».

Ma Pietro Bassetti ha proseguito la sua riflessione adattandola anche alla mondializzazione in corso.

Approfondendo il discorso, egli ha identificato altri attori. Oltre all’Italia, agli italiani e agli oriundi italiani ci sono tutti quelli « stranieri » che sono sensibili alla lingua, alla cultura, allo stile di vita, ai prodotti italiani.

Per questi « stranieri » e per gli oriundi italiani non ha senso parlare di italianità intesa come espressione dell’identità degli italiani d’Italia.

Gli oriundi hanno, sì, una origine italiana ma non vivono in Italia e sono catterizzati da un percorso storico, culturale e linguistico proprio.

Gli « stranieri », attratti dal modo di vivere italiano non sono italiani ma condividono elementi dell’italianità (talvolta vivono in Italia).

Una volta stabilita questa percezione, Pietro Bassetti ha quindi creato il concetto di « italici » che ingloba tutte quelle persone che si richiamano all’italianità e più in generale alla sensibilità italiana.

18:47 Écrit par Hermes007 dans Général | Lien permanent | Commentaires (0) |  Facebook |

17/07/2008

Auguri Dominique

Il mio caro amico Dominique ce l’ha fatta : ha compiuto con successo il suo raid ciclistico Tournai-Pertusio (Piemonte) di più di mille chilometri.

Oltre allo sforzo fisico e organizzativo, all’allenamento necessario e al buon morale indispensabile, egli ha raggiunto un importante traguardo personale.

Un precedente tentativo (due anni fa) era fallito per sovraccarico della scorta e soprattutto per il maltempo (pioggia poco dopo la partenza).

Non si è lasciato scoraggiare ed ha tentato di nuovo quest’anno il raid ponendo maggiore attenzione alla logistica (sua figlia Amélie lo ha scortato in macchina) e ai mezzi tecnici (ha utilizzato un navigatore satellitare per ciclisti).

Storicamente è la seconda volta che Dominique riporta una vittoria di quel genere. Un simile raid Belgio/Italia l’aveva già eseguito anni fa.

Ma erano altri tempi. Aveva venti anni.

21:57 Écrit par Hermes007 dans Général | Lien permanent | Commentaires (0) |  Facebook |

14/07/2008

Lingua italiana e cultura globale

Quale futuro per la lingua e la cultura italiana nell’epoca della mondializzazione ? Questa domanda che può sembrare retorica invece non lo è. Ed è legittima.

Il dilagamento dell'inglese (angloamericano) in campo globale ha per conseguenza una marginalizzazione delle altre espressioni culturali. Quelle minori sono devastate. Quelle maggiori sono destabilizzate, ridotte a ruolo di comparse. Questo stato di cose è presentato come un « progresso » autorizzato dalla diffusione/imposizione (accettata nolens volens) della cosiddetta « cultura globale ».

Se alcune lingue e culture tra le più robuste provano a resistere (francese, spagnolo), quelle meno diffuse fanno fatica.

La cultura italiana non ha pretese dominatrici ma non è neppure una entità periferica ed ha una lunga esperienza di convivenza con realtà egemoni (già il latino, più avanti il francese, adesso l’inglese).

Si può prospettare quindi che il « fatto » italiano continuerà ad adattarsi come lo ha fatto da secoli. La grande tradizione italiana di sincretismo proseguirà il suo cammino valorizzando il continuum che va dall’Italia antica a quella più moderna, dalla lingua madre latina ai cento dialetti, alle nuove lingue immigrate, alle molteplici espressioni linguistiche e culturali degli oriundi italiani nel mondo, alla odierna « cultura globale ».

16:08 Écrit par Hermes007 dans Général | Lien permanent | Commentaires (2) |  Facebook |

01/07/2008

Sincretismo

Se c’è qualcosa che caratterizza in modo inconfondibile la cultura italiana è proprio il sincretismo. Esso è presente nella storia d’Italia sin dall’antichità più remota e si protrae fino ai nostri giorni.

L’evento fondatore è indubbiamente il « fatto » etrusco. La nascita di questa prima Italia crea i lineamenti e il modello della futura cultura italiana.

Si sa che un fondo etrusco sia giunto in Italia dalla Lidia. La sua entità non è interamente discernabile. Questo trapianto, tuttavia, non avrebbe avuto successo a lungo termine se non fosse avvenuta una integrazione con gli elementi autoctoni.

L’« elaborazione etrusca » suppone quindi una capacità comunicativa, costruttiva e di assorbimento reciproco funzionante da entrambi le parti.

Questo atteggiamento diventerà, in seguito, il paradigma dell’azione di Roma (plasmata inizialmente proprio dagli etruschi) e la chiave del suo duraturo successo.

La cultura italiana erediterà dai Romani questo « modus operandi » e questa « forma mentis ».

23:27 Écrit par Hermes007 dans Général | Lien permanent | Commentaires (0) |  Facebook |

22/06/2008

L’esperienza ungarettiana

La lettura di Giuseppe Ungaretti rappresentò nella mia formazione letteraria un momento molto importante.

Innanzi tutto per l’approccio della lingua italiana.
La lingua poetica di Ungaretti esprimeva una rottura rispetto alla tradizione letteraria legata alla cultura « colta », all’eleganza stilistica latineggiante, alle forme linguistiche complesse, ai modelli ispirati alla mitologia classica.
La lingua letteraria italiana difficile da leggere, talvolta enigmatica, veniva da lui semplificata. Ma non nel senso di un impoverimento bensì rendendola più densa e insieme più comprensibile, più immediatamente decifrabile (per lo meno formalmente).

In secondo luogo per l’elaborazione della materia poetica.
Ungaretti faceva tabula rasa delle elaborazioni retoriche e degli schemi strausati.
Nelle condizioni estreme della vita in trincea, in bilico tra la vita e la morte, egli tornava ai basics abbattendo le decorazioni di cartapesta che imperavano fino allora.
Egli si riappropriava quindi della lingua reale, del vocabolario d’uso quotidiano con significati non mediati. Per esprimere un’esperienza vitale in corso.
Una rivoluzione. Che mi colpì (per me, allora, la lingua italiana era una lingua quasi « straniera »).
Questa lezione ungarettiana penso di averla integrata senza eccessi, senza estremismo. Prendendo anche in dovuta considerazione la seconda parte dell’opera di Ungaretti, quella relativa alla ricostruzione del discorso poetico.

Terzo, per un certo parallelismo tra la sua vita e la mia. Entrambi più « italici » che « italiani » : egli, nato ad Alessandria d’Egitto e vissuto poi in Italia ma anche a Parigi e persino in Brasile. Io, nato in Italia, ma vissuto poi in Francia, adesso in Belgio.
Quando Ungaretti scriveva :

« Chiara Italia, parlasti finalmente
Al figlio d’emigranti.
(…) »

Le sue parole echeggiavano nel mio animo. Oppure quando alludeva ai « suoi » fiumi :

« Questo è l’IsonzoQuesto è il SerchioQuesto è il NiloQuesta è la Senna… Questa è la mia nostalgia…»

sentivo intimamente la sua sequenza esistenziale.

Complessivamente, l’esperienza ungarettiana ha rappresentato, per me, una fonte di confronto e di emulazione sia dal punto di vista umano sia per il percorso letterario e l’elaborazione poetica.

23:06 Écrit par Hermes007 dans Général | Lien permanent | Commentaires (0) |  Facebook |

30/05/2008

L’italiano, lingua di cultura e di comunicazione

Ovviamente, tra gli argomenti che di più mi tengono a cuore in questo blog, c’è quello della lingua italiana.
Paradossalmente può sembrare strano poiché, per lo più, letterariamente, scrivo in francese.
Anche se sono francofono, le mie radici e parte della mia formazione sono italiane e quindi per me la lingua italiana è altrettanto importante quanto quella francese e vice versa.

Se c’è qualcosa che mi dà fastidio quando si parla della diffusione della lingua italiana nel mondo è proprio il tono trionfalistico che da alcuni si sente.
La Dante Alighieri ed altri organismi ufficiali annunciano (quasi) quotidianamente successi strepitosi, prospettive gloriose : l’italiano quarta o quinta lingua straniera più studiata nel mondo, aumento del numero di studenti, potenziamento anche nei luoghi più improbabili delle reti di studio, inserimento dell’italiano nei curricoli scolastici ed universitari locali, ecc.
Tutto sembra molto bello.

Ma parallellamente, si apprende tramite dispacci di agenzie o articoli vari che la lingua italiana è malconcia, che viene strapazzata dalla stessa Unione europea, che subisce danni persino in Argentina o in Uruguay, pur aventi questi paesi importanti popolazioni di origine italiana. Senza dimenticare il processo ventennale di disimpegno statale italiano nel campo dell’insegnamento della lingua italiana nei confronti delle comunità italiane sparse nel mondo.
Non si capisce bene.

Che l’Italia non abbia valorizzato sufficientemente la lingua italiana fuori dai suoi confini è una certezza : l’Italia ha sempre mantenuto una specie di atteggiamento minimalista in materia.
Dovuto, a mio avviso, proprio all’esistenza di una diaspora italiana ritenuta, a lungo, troppo importante e soprattutto di bassa estrazione sociale ovvero senza retroterra culturale « alto ».
Promuovere la lingua italiana poteva quindi apparire, in tal senso, come un investimento sprecato, a meno di essere intrecciato con qualche obbiettivo immediatamente politico come avvenne sotto il Fascismo.

Purtroppo, gran parte dell’intellighenzia italiana, ormai in fase di « denazionalizzazione » avanzata, con il pretesto della mondializzazione e di una occidentalizzazione mal interpretata, enuncia l’inutilità presunta della lingua italiana (che sarebbe ovviamente destinata ad essere sommersa dall’angloamericano) e ne approfitta per buttare il « baby » con l’acqua sporca.
Giudizio proveniente in parte anche dalla svalutazione complessiva dell’esperienza storica della grande emigrazione italiana nel mondo.

Nel frattempo, altre lingue corrono ai ripari portando avanti progetti volontaristici e si difendono di fronte all’emergere di « nuove » lingue che ambiscono a svolgere, a termine, ruoli più importanti : la gerarchia delle lingue subirà modifiche radicali nel corso di questo secolo.
La lingua italiana somiglia, intanto, sempre di più ad una zattera in preda alla fantasia degli elementi.

Io dico, però, che sia quasi un miracolo se la lingua italiana esiste ancora un pò ovunque nel mondo, malgrado lo stato di abbandono in cui è stata lasciata, specialmente presso le varie comunità italiane.
D’altronde, è vero, queste comunità non sono state finora all’altezza di una certa « autonomia » culturale rispetto all’Italia.
L’Italia può e deve continuare a servire quindi di punto di riferimento culturale nel senso più ampio ma nell’ambito di una « rete globale ».

Per la promozione della lingua italiana (la quale dispone solo di una modesta ufficialità fuori dell’Italia) si dovrebbe puntare, a mio parere, su due direzioni apparentemente distinte ma invece collegatissime : la valorizzazione dell’italiano come lingua di cultura (il che può sembrare ovvio e certo lo è) ma anche dell’italiano come lingua di comunicazione (e sarebbe quella la novità) poiché il bacino d’udienza della lingua italiana è propriamente mondiale.

Ma bisognerebbe prendere veramente atto della realtà e delle potenzialità della lingua italiana nell’ambito di una certa « mondializzazione italiana » provocata inizialmente dalla grande emigrazione storica.

23:24 Écrit par Hermes007 dans Général | Lien permanent | Commentaires (0) |  Facebook |

18/05/2008

Clessidra

Io che sono sempre stato preciso, attento, comprensivo, talvolta mi sorprendo a voler ribaltare questi atteggiamenti.

Non per mero sperimentalismo. Nemmeno per finta curiosità. E decisamente no per « cambio della maschera ».

Constato con certa sorpesa che la sabbia di questa clessidra sia giunta a termine e che occorra capovolgere la clessidra.

13:10 Écrit par Hermes007 dans Général | Lien permanent | Commentaires (0) |  Facebook |

07/05/2008

Emergenza rifiuti

Che l’Italia abbia ricevuto un cartellino giallo da parte dell’Unione europea per l’emergenza rifiuti non stupisce affatto.

Questo caos, tollerato finora in Italia, è puramente inconcepibile secondo lo standard europeo.

C’è il fatto però che oltre alla ovvia nocività per la salute di questo accumulo di mondezza, gli italiani ancora una volta si distinguono dagli altri europei per mezzo di questa «messa in scena».

L’innato gusto italiano per la teatralità.

Napoli, già capitale incontestata dell’Opera, ha allestito un nuovo e singolare spettacolo «live» con eccezionali effetti visivi ed olfattivi, in mondovisione.

I napoletani hanno voluto così materializzare la metafora del pianeta Terra che sta crollando sotto il macigno dei consumi e dei rifiuti.

Da lì al cinema non c’è che un passo. Trasformare la rozza realtà in opera d’arte. L’emergenza rifiuti potrà servire di sfondo ad una prossima «fiction» che magari riscuoterà qualche oscar !

15:24 Écrit par Hermes007 dans Général | Lien permanent | Commentaires (0) |  Facebook |

24/04/2008

Cavour e Garibaldi

Tra i personaggi più significativi che influenzarono l’esito del Risorgimento italiano figurano senza dubbio Cavour e Garibaldi.

Entrambi agirono in modo determinante per raggiungere lo scopo dell’unificazione italiana. Ma provenivano da versanti diversi per indole, formazione, modi operatori, visioni sociali.

Per tutto l’arco del suo impegno, Garibaldi agisce in modo sostanzialmente disinteressato. E’ più «internazionalista» che nazionalista.

Talvolta sembra un condottiero di ventura, ma senza scopo di lucro, talvolta fa pensare ad un «guerrillero» ante litteram, altre volte ad un «raider» (l’impresa dei «Mille»).

Combatté per l’indipendenza italiana ma quasi come fosse una delle sue vite possibili : sostenne l’insurrezione repubblicana della provincia di Rio Grande do Sul contro il governo imperiale brasiliano e partecipò in Uruguay alla difesa di Montevideo contro l’esercito argentino (la legione italiana indossava la «camicia rossa»).

Durante la guerra franco-prussiana del 1870-71, intervenuto a favore della Francia, sconfisse i Prussiani a Digione (unica vittoria francese di quella guerra).

Gli fu persino offerto di combattere nei ranghi delle forze unioniste durante la guerra di Secessione americana.

Allorché Garibaldi appare come un personaggio «italiano», mitico, estroverso, generoso, straordinariamente popolare e con simpatie socialisteggianti, Cavour risulta invece tutto diverso.

Uomo di frontiera a cavallo sulle Alpi, francofono, anglofilo, liberale, Statista, tessitore abile diplomaticamente, adepta della «realpolitik» e dei patti segreti. Per tutto questo, forse, il suo profilo non ha mai toccato il cuore degli italiani.

Cavour non aveva premeditato l’unificazione dell'intera penisola italiana ma l'allargamento significativo nel Nord Italia del Regno di Sardegna, con il beneplacito del protettore Napoleone III.

Dagli eventi culminati con le «guerre d’indipendenza» ci scappò l’unificazione italiana. Non senza il malumore dell’imperatore francese.

Cavour divenne «italiano» per colpa di un’accelerazione della Storia, per «effetto domino», senza un vero richiamo emotivo.

Un punto però accomuna Garibaldi, l’italiano di uno dei destini possibili e Cavour, l’italiano confezionato a tavolino (verde): Roma.

Cavour non mise mai piede a Roma e Garibaldi, nonostante il suo attivismo e il suo volontarismo non poté liberare la Città eterna, atto che avrebbe coronato il suo impegno nazionale.

Tutti e due, inoltre, sperimentarono una italianità paradossale : Cavour, il cosmopolita si scoprì «italiano» via via che si svilupparono gli eventi; Garibaldi, l’«italiano», in virtù degli accordi di Plombières (1858), con la cessione di Nizza e Savoia alla Francia divenne «straniero» nella propria «nuova Patria».

13:30 Écrit par Hermes007 dans Général | Lien permanent | Commentaires (0) |  Facebook |

12/04/2008

Relazione complessa

Ho una relazione complessa con la Sicilia : da un lato è la mia terra d’origine, anche idealizzata (i Greci, la mitologia, la forza della natura — l’Etna, la letteratura) ma da un’altra parte è una terra dalla quale i miei genitori son dovuti andar via per cercar fortuna altrove.

Come conciliare la visione intellettuale con questa realtà cruda, storia anch’essa ormai ?

18:23 Écrit par Hermes007 dans Général | Lien permanent | Commentaires (0) |  Facebook |